Riccardo Bazzoni

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Riccardo Bazzoni
PERCEPTION SANS OBJECT

Concept: Riccardo Bazzoni, Elena Tsoutsis

Sound: Riccardo Bazzoni

Testo: Elena Tsoutsis

Voci attori: Giuseppe Mattiello, Alice Fachin

Render 3D: Giovanni Checchia de Ambrosio

 

Si avverte che l’audio contiene parole e frasi forti.
A chi ascolterà la registrazione, si consiglia di stare in un ambiente silenzioso e utilizzare un paio di cuffie, per vivere meglio l’esperienza.

 

 

L'opera

In origine pensata come installazione audio multi-canale all’interno di uno spazio ampio e libero, in cui collocare casse per un ascolto spazializzato, l’opera «Perception sans object» - in occasione dell'Esposizione e a causa delle restrizioni Covid - è stata ripensata per un ascolto in cuffia.

La registrazione, che cattura le voci di due attori, è stata eseguita per mezzo della tecnica binaurale: un metodo di registrazione tridimensionale del suono, finalizzato ad ottimizzare la successiva esperienza d’ascolto. Questa tecnica rende infatti l’audio molto incisivo, in quanto stimola il “meridiano sensoriale”, elicitando nell’ascoltatore una “risposta sensoriale apicale autonoma”, ovvero una sensazione di formicolio in grado di raggiungere varie parti del corpo, solitamente accompagnata da una stato mentale di rilassamento. La registrazione di tipo binaurale tenta di ricreare quindi quella condizione di totale immersione tipica dello stato allucinatorio. Ad ogni modo, la binauralità rimarrà sempre una simulazione e, in quanto tale, non sarà mai uguale alla percezione esperibile nel mondo reale.

L’audio è stato editato in post-produzione, spostando e manipolando i suoni.

 

02

 

La paura che nella mente cominci a crescere quella voce; la paura di gridare e che accorrano alla porta e che alla fine l’abbattano; la paura di tradirsi e di dire tutto quello che spaventa e la paura di non dire nulla perché tutto quanto è indicibile; la paura delle altre paure. Parole sconnesse proiettate fin nei nervi. Balbettii caldi, striscianti e spugnosi fanno un pò un’orrenda commedia. Sentirsi sempre nel bel mezzo di una strada affollata. Avvertire la sensazione di essere perduti e governati, posseduti nell’anima. Non si è più niente, se non schiavi atterriti.

Mutamenti bizzarri e continui avvengono in quelle orecchie così in grande pericolo; con esse, l’intera persona che sprofonda. L’orecchio - che tende ad essere pigro, poiché brama le cose familiari ed è scioccato dall’inaspettato, che getta un’ombra di gelo tutt’intorno - in questa condizione è colui che comanda, a causa di tutta quella grammatica nauseabonda che vi entra dentro.

Così si ascoltano voci che in realtà nessuno intona e - senza neanche accorgersene - si passa una vita intera a porger loro l’orecchio. Queste voci tutto controllano, restando sospese nell’aria trasparente, come loschi passanti che fuggono a noi da sotto il naso. Ogni voce - ferma, chiara e perentoria - vuole la supremazia e parla in modo ostile e persecutorio, facendosi ascoltare e obbedire, portando ad eseguire pedissequamente gli ordini impartiti. Poiché si può essere indifferenti a tutto, ma non alla voce che comanda e controlla.

Esistono allora invisibili creature che tutto circondano come contorni di intere città; esistono esseri ignoti, infimi o divini, che entrano nelle orecchie per confondere il cervello e che di esso sembrano servirsi. Voci fredde e distaccate costringono a un travaglio immane accompagnato da corroboranti lacrime che corrugano la fronte, travolgendola in un’immensa tensione. Poi felicità e, subito dopo, una strana eroica malinconia: sentimenti non più divisi nell’animo, ma tutti uniti in una radiosa tempesta coercitiva. Si abbraccia il mondo col cuore e un attimo dopo nelle vene non scorre più estasi. Gioia e dolore, redenzione e sacrificio diventano presto parte l’uno dell’altro. Tumulto e confusione regnano sul silenzio.

Quanti esseri se ne vanno davvero a spasso nella testa? Chi sono? Cosa vogliono? Aspettano? Riconoscono? Mi camminano a fianco? Voglio, ma non posso: esse non lo permettono. E si rimane smarriti e tremanti.

Tutto cede il posto a un profondo disagio. Tutto è vero e così schiettamente falso. Tutto è prova che la minaccia per la vita può venire anche dall’interno.

 

Difficile anche solo dare un’idea dei sentimenti possibili provati dalle persone che soffrono di allucinazioni uditive verbali. Questa condizione medica - ormai ampiamente riconosciuta e classificata fra i disturbi della percezione - è spesso taciuta dai pazienti, perché associata a cause organiche (come demenza ed epilessia del lobo temporale), alle psicosi (quali schizofrenia, disturbo schizoaffettivo, depressione maggiore, stati maniacali nel disturbo bipolare grave, disturbi dissociativi, gravi disturbi di personalità) o all’uso di sostanze psicotrope (come l’LSD). Ma non è sempre stato così: in altri tempi e in altre culture, infatti, gli stati alterati di coscienza venivano percepiti addirittura come condizione privilegiata (da ricercare o indurre tramite meditazione, ascesi o droghe) e hanno influenzato arte, folclore e senso del divino. Dunque si parla di sofferenza o di dono?

Questa differenza semantica ci rimanda ovviamente a due modelli diversi di lettura del fenomeno: l’uno portatore dell’idea che le voci costituiscano ineluttabilmente il sintomo di una psicopatologia, l’altro più incentrato sul significato che le voci hanno per l’uditore. Tutto ciò porta a pensare che la differenza tra pensiero, coscienza e “voce” sia più sottile di quanto possa apparire e che l’essere “uditore di voci” possa essere considerato anche solo un modo diverso di sentire il mondo attorno a sé.

E. Bleuler, nel 1911, scrisse che le voci sono la sede «delle aspirazioni dei nostri malati, dei loro timori, di tutto l’alterato rapporto con il mondo esterno». La voce è dunque “un problema che parla” (problema generato, si stima nel 76% dei casi, da un trauma fisico, sessuale e/o psicologico).

L’allucinazione uditiva è una falsa percezione generalmente confusiva, capace di generare tensione e dubbio in chi la ode. Fu definita «percezione senza oggetto», ritenuta però reale dal malato, dal famoso psichiatra e scienziato francese Jean-Étienne Dominique Esquirol (1772-1840). Essa compare insomma a coscienza in assenza di un reale stimolo che potrebbe evocarla. Possiede dunque l’accezione di “travisamento, abbaglio, inganno”; la voce è considerata un richiamo, un suggerimento, un impulso interno dell’animo.

Le voci possono essere percepite da qualsiasi punto nello spazio (vicine, lontane, su o giù, dietro o davanti, etc.) o sulla superficie del proprio corpo (ad esempio appoggiate al bordo dell’orecchio) o, ancora, all’interno di esso (nelle viscere, nella mente, etc.); possono essere riconosciute oppure no ed essere maschili o femminili, singole o multiple; possono esser presenti per tutto l’arco della giornata o manifestarsi solo, o soprattutto, in alcuni momenti. Alcune sono elementari (come nel caso di rumori, fischi, ronzii, tinniti), altre parzialmente organizzate (musica, suoni distinti) e altre ancora complesse (parole o frasi strutturate).

Tali dispercezioni uditive si differenziano poi anche a seconda del loro contenuto: il contenuto principale e più comune è costituito da comandi (anche 2/3000 al giorno), minacce o imprecazioni che, talvolta, diventano padrone di vita e di morte.

Vengono essenzialmente classificate in “voci dialoganti” (che comunicano tra di loro riferendosi al paziente solo in terza persona), “voci commentanti” (indirizzate, solitamente in tono di scherno, direttamente al paziente) e “voci imperative” (quelle voci imperanti, ostili e denigratorie che impartiscono ordini e comandi, spingendo la persona a compiere anche atti inconsulti e violenti, come fare del male a sé o agli altri o suicidarsi). Quando ad essere presenti sono quest’ultime, si ha un segno di gravissima e instabile psicopatologia, che potrebbe tradursi velocemente in comportamenti molto pericolosi per il paziente o per gli altri.

Molti pazienti giungono ad adottare poi il cosiddetto “comportamento allucinatorio”, ossia il franco parlare della persona con soggetti immaginari o l’utilizzo di posture d’ascolto dirette nel punto in cui vengono sentite le voci.

Udire non significa ascoltare: l’udito è un senso; ascoltare è un’arte. Risulta pertanto innegabile l’importanza dell’attività conoscitiva della mente umana, mediante la quale l’uomo prende coscienza di sé e della realtà che lo circonda.

 

Bibliografia:

Saggi e manuali:

  • American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), Raffaello Cortina Editore, 2014.
  • Bleuler E., Dementia Praecox, o il gruppo delle schizofrenie, Polimnia Digital Editions, 1911.
  • Bressi C., Invernizzi G., Manuale di Psichiatria e Psicologia Clinica, McGraw-Hill Education, 2017.
  • Castonguay L. G., Oltmanns T. F., Psicologia Clinica e Psicopatologia, Cortina Raffaello Editore, Milano, 2016.
  • Gabbard G. O., Psichiatria Psicodinamica, Cortina Raffaello Editore, Milano, 2015.
  • Jaspers K., Il medico nell’età della tecnica, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1991.
  • Romme M., Escher S., Dillon J., Cortens D., Morris M., Vivere con le voci. 50 storie di guarigione, Mimesis, Milano, 2010.
  • Sacks O., Allucinazioni, Adelphi, Milano, 2012.
  • Schneider K., Psicopatologia clinica, Giovanni Fioriti Editore, Roma, IV Ed. italiana, 2016.
  • Schreber D. P., Memorie di un malato di nervi, Adelphi, Milano, 1903.
  • Taylor M. A., Vaidya N. A, Descriptive Psychopathology. The Signs and Symptoms of Behavioral Disorders, Cambridge, 2008.

 

Romanzi d’ispirazione in cui rintracciare vissuti psichici estremi:

  • Goethe J. W., I dolori del giovane Werther, Tallone, Parigi, 1774.
  • Musil R., L’uomo senza qualità, ET scrittori, Bologna, 1943.
  • Perkins Gilman C., La carta da parati gialla, La Vita Felice, Milano, 2011.
  • Rilke R. M., I quaderni di Malte Laurids Brigge, Garzanti, Milano, 1910.
  • Sartre J. P., La nausea, Mondadori, Milano, 1938.

 

Sitografia:

 

Riccardo Bazzoni

Riccardo Bazzoni nasce a Modena nel 1986. Artista visibilmente legato alla scena delle arti sonore, compone forgiando un suo personale linguaggio musicale, attingendo da diverse fonti, interrogandosi e compiendo articolate spedizioni nelle realtà spigolose della vita che vuole rappresentare. La cornice ambientale è quella del mondo dell’Elettronica Sperimentale, ricco di ruvidi gltich e di noise primordiali. Visionario e iconico, la singolare sensibilità che lo contraddistingue lo spinge alla ricerca estetica in ambito musicale. E ciò non si evince solo dalle scelte stilistiche adottate, ma trova conferma anche nelle intenzioni su cui la sua opera si fonda: fare della composizione sonora, prima di tutto, un'esperienza propria della persona, nell'itinerario tanto affascinante della sfera emotiva.
Dato poi il suo accresciuto interesse per la Storia e la Teoria della Musica, negli ultimi anni si impegna nello studio del pianoforte ricevendo lezioni private che, attualmente, prosegue per dedicarsi all’arte compositiva. In seguito, tutto questo si concretizza con la sua ammissione al corso di studi di Pianoforte e Composizione Classica presso il Conservatorio Vecchi-Tonelli di Modena.
In virtù dell’insolito percorso intrapreso - che lo vede muovere dall’Elettronica all’accademicità della musica classica - le tecniche più tecnologiche vengono applicate all’arte compositiva classica, nella direzione di una violenta rottura che apre allo sperimentalismo e al sintomo del nuovo.

Da sempre aperto al confronto e allo scambio di idee, collabora abitualmente con artisti di varia provenienza.
Dal 2008 lavora come Sound Designer, Compositore & Editor Video per lo studio fuse* di Modena.
Nel 2012, con il suo progetto «Fragments», vince il concorso di musica elettronica ElectroPark a Genova.
Nel 2019 vince il concorso di Sound Design organizzato da Methlab Recording & Anthony Baldino.