Pierpaolo Ascari

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Pierpaolo Ascari

Ecco quattro tasselli di un bel mosaico, forse, o una di quelle mappe mentali che si ricavano dal collage di altre mappe. Un furto, comunque, come lo è sempre la citazione, che spezza i legami di una regione del testo con la visione di insieme. Visione d’insieme, visione dall’alto, vedute e panorami che sono soprannomi del controllo, l’assunzione di una prospettiva sufficientemente astratta da far apparire il mondo come un formicaio, come nelle paranoie del presidente Schreber. Furti, saccheggi, détournement che in fase di postproduzione generano uno stradario vivente, perché il percorso dall’uno all’altro sei tu. Da Marx a Fanon, per esempio, dal controllo che diventa naturale al colonialismo che diventa percezione e fruizione, anche dell’arte. Quante diseguaglianze di genere e di razza vengono riprodotte dal riferimento alla natura, allo spirito materno o al talento degli africani per la danza? E quanto classismo transita dalla distinzione culturale, dalla familiarità con i musei o le sale cinematografiche? Il controllo non è solamente quello assicurato dal “panico morale” delle persone perbene, come spiega Stendhal, ma anche un fatto di stile, di gusto, di bellezza. E di tremenda confusione tra la sfera pubblica e quella privata, dice Franzen, dove la distinzione viene esibita in una modalità più casual dell’assoggettamento. Poi certo, ci sono pure gli apparati, ma quelli appartengono a un genere di controllo che rispetto ai nostri vagabondaggi tra le citazioni può ricordare la mappa di una metropolitana. Utile, ci mancherebbe, ma la vita è là sopra.

 

Non basta che le condizioni di lavoro si presentino a un polo come capitale e all’altro come uomini che non hanno nulla da vendere fuorché la propria forza lavoro. Non basta neppure costringerli a vendersi volontariamente. Man mano che la produzione capitalistica si diffonde, si sviluppa una classe operaia che, per educazione, tradizione ed abitudine, riconosce come leggi naturali ovvie le esigenze di quel modo di produzione.

Karl Marx, Il Capitale

 

In colonia l’interlocutore valido e istituzionale del colonizzato, il portavoce del colono e del regime di oppressione è il gendarme o il soldato. Nelle società di tipo capitalistico l’insegnamento religioso o laico, la formazione di riflessi morali trasmissibili di padre in figlio, l’onestà esemplare di operai decorati dopo cinquant’anni di fedele servizio, l’amore incoraggiato dell’armonia e della saggezza, forme estetiche del rispetto dell’ordine costituito, creano intorno allo sfruttato un’atmosfera di sottomissione e di inibizione che allevia notevolmente il compito delle forze dell’ordine.

Frantz Fanon, I dannati della terra

 

Si può sostenere che nell'interesse del suo dispotismo Napoleone abbia tenuto a battesimo questa noiosa pruderie e che la congregazione l'abbia fissata nei costumi della provincia, introducendo ovunque la delazione e lo spionaggio. I suoi dirigenti hanno voluto conoscere quali giornali si leggessero in ogni casa di ogni piccola città francese e ci sono riusciti. Hanno voluto sapere quali visite ricevesse ciascuno ogni giorno: l'hanno saputo. E tutto questo senza la minima fatica, ma solo grazie allo spionaggio volontario delle persone perbene. 

Stendhal, Projet d'article sur le Rouge et le Noir

  

La gente nomina prontamente le proprie malattie, il proprio canone d’affitto, i propri antidepressivi. I trascorsi sessuali vengono spiattellati al primo appuntamento, le Birkenstock e i pantaloni tagliati al ginocchio si infiltrano in ufficio durante i venerdì casual, il telelavoro porta la sala riunioni in camera da letto, il moderno design “soft” per l’ufficio porta la camera da letto in sala riunioni, i commessi danno unilateralmente del tu ai clienti, i camerieri non ti portano da mangiare finché non entri in confidenza con loro, l’audiomessaggeria sottolinea la prima persona in “Sono spiacente, ma non capisco il numero che hai digitato”, i cyberentusiasti, con un termine improprio particolarmente grottesco, designano come “forum pubblici” i frammenti di silicio trattato con cui un “partecipante” al forum può comunicare mentre siede, non sbarbato e a gambe incrociate, fra le lenzuola aggrovigliate.

Jonathan Franzen, L'alcova imperiale

 

Pierpaolo Ascari

Pierpaolo Ascari porta gli occhiali dai tempi del primo anno di scuola materna. Vedendoci poco ha sempre letto molti libri, dove se non altro puoi confondere il profilo delle cose senza che qualcuno si faccia male. Poi di libri ne ha pure scritti, ma l’impressione che se ne ricava è che non voglia farsi capire, forse allo scopo di annientare il vantaggio di chi vede tutto chiaro. Tanti anni fa ha pubblicato un racconto intitolato Il signor Magù.